Life of wine. Le nostre verticali più entusiasmanti.

Life of wine è senza dubbio una delle manifestazione in tema vino più interessanti del panorama nazionale. Un evento in cui è possibile valutare il grado di invecchiamento di un vino. Scoprire sia la capacità di evolversi di un singolo vitigno, sia la tenuta su lungo tempo di una specifica etichetta.

Un appuntamento annuale imperdibile che raccoglie molti esperti del settore e stampa, ma anche molti appassionati. Lo scorso 26 ottobre a Roma, presso l’hotel Radisson Blue che si conferma location ideale per questo genere di eventi, lo Studio Umami ha portato in scena 70 cantine con oltre 250 etichette raccolte in 210 vecchie annate. Un progetto nato nel 2010 e che al suo nono anno ha confermato alti standard qualitativi, organizzativi e gestionali, ma soprattutto un’offerta gustativa avvincente e un soddisfacente riscontro di adesione da parte del pubblico.

Come tutte le iniziative di grande livello dietro al banco di assaggio si trova la faccia del produttore che accompagna l’appassionato lungo tutta la verticale.

Grande riscontro anche da parte delle cantine che in prima persona scendono in campo in compagnia dei loro vini più longevi.

Riportiamo brevemente le verticali che più ci hanno entusiasmato, raccontando le impressioni che abbiamo avuto. L’ordine di presentazione è alfabetico per dare il giusto risalto ad ogni esperienza vissuta.

Le nostre verticali a Life of wine

Antonelli San Marco

Una verticale di Sagrantino è l’unico modo per apprezzare in pienezza le potenzialità di questo vitigno.  L’azienda presenta le annate 1998, 2006, 2008 e 2014. La più giovane ha una carica tannica ancora ben marcata. L’acidità si fa strada con decisione. In bocca si crea un bella pienezza. Il vino mostra senza remore la sua forza ed è il momento in cui si ama oppure lo si aspetta. L’annata 2008 è gia molto meno irruente. Il tannino inizia a levigarsi ma nasconde bene i suoi 11 anni. Il naso inizia ad annusare complessità e il retrogusto è sicuramente più armonioso. Ma è la 2006 che ci regala grandi soddisfazioni. Forse la più elegante delle 4 in degustazione. L’armonia al naso e al palato si sposa alla perfezione con un giusto equilibrio . Il tannino ormai è morbido, vellutato, delicato. L’acidità ancora risponde “presente”. In bocca ha un retrogusto lungo e complesso, così come al naso ci aveva invitato. Concludiamo con il 1998. Un vino di ben 21 anni portati bene. Il tannino è quasi impercettibile, la freschezza risulta molto leggera. In compenso le sensazioni olfattivi sono straordinarie. Potremmo scrivere un’enciclopedia di aromi. In bocca è altrettanto soddisfacente puntando oramai tutto sull’eleganza.

 

Belcolle

L’azienda di verduno scende in campo con l’artiglieria pesante. Barolo Docg nella annate 1999, 2004, 2012 e 2015. Le due più giovani presentano, come ovvio, ampi margini di miglioramento. Due donzelle cui la vita deve ancora regalare molto. Ma possiamo sicuramente affermare che sono sulla strada giusta. La 2015 a mio avviso regalerà belle soddisfazioni. Sulla 2012 posso essere forse più preciso, credo che nel giro di poco tempo già potrà offrire ai degustatori esperienze molto interessanti. Passiamo alla sorella maggiore, quella 2004 che ci ha lasciato al banco di assaggio più di qualche minuto. Va aspettato. Giriamo il calice e ci accorgiamo che inizia a svegliarsi. Fino a quando sensazioni empireumatiche e sottobosco iniziano a fare capolino. In bocca è pieno, equilibrato e di ottima struttura. La persistenza è una dolce compagna di viaggio. Gli aromi che avevamo sentito netti al calice ora sono molto meno invadenti ma allo stesso tempo più suadenti.

Ultima tappa è la 1999. Cinque anni in più ed un’annata diversa hanno generato un vino che ha caratteristiche organolettiche simili al precedente ma guadagna molto in eleganza.

Capezzana

Un’altra azienda ospite fisso di Life Of Wine e che ogni anno regala grandi emozioni. Questa volta viene messo sul banco Villa di Capezzana Carmignano Docg nelle annate  1981, 1996, 2009 e 2016. Ottima a mio avviso la scelta di questa verticale che ci fa tornare in dietro di 38 anni.  La più giovane ha chiaramente un‘ impronta attuale e moderna, utile proprio per capire come l’azienda sia sempre al top nel passare dei decenni. Quei decenni che invece scopriamo nelle tre etichette successive. La 2009 scalpita ancora molto. Piacevole ed elegante ma ancora inesperta. Naso pieno e corpo di buona struttura mitigano la forza acida. La 1996 invece ci porta già nel tempio della sensualità. E’ un vino maturo, esperto. Note empireumatiche  associate a sentori smaltati. Il vino in bocca evolve in tutte le sue fasi ripercorrendo le sensazioni olfattive senza perdere un colpo. La persistenza è lunga, molto lunga. Diventa una voce corale che si espande. Non ha un eco ma è un suono unico e costante.

L’ultima etichetta è la 1981. Sicuramente 38 anni per questo Carmignano sono tanti. Ma vale la pena assaggiarlo almeno solo per capire. Capire quanto un Sangiovese possa fermare il tempo. Oppure possa permetterci di rivivere a distanza dei momenti passati. Insomma assaggiare un vino di questa portata e vedere che non zoppica ci fa ricordare qualcosa dell’anno prima del mondiale di Spagna. Qualche ricordo affiora, ma è troppo importante capire per lasciarsi distrarre. E abbiamo capito quanto la storia di un’azienda entra in una bottiglia e in un bicchiere. E si sente l’anzianità, l’esperienza e le vecchie stagioni.

Secondo Marco

L’azienda che si trova alle porte di Fumane ci regala una verticale di tre annate ravvicinate, 2010, 2011 e 2012. Splendida occasione, anche perché non sono vecchissime e possiamo valutare il suo Amarone non solo in base all’invecchiamento ma anche in base alla qualità delle annate stesse. In realtà la degustazione inizia con un valpolicella superiore classico ripasso DOCG 2015, ma per brevità ci concentriamo solo sulla batteria dell’Amarone della valpolicella classico DOCG. Li accomuna sicuramente l’eleganza. Tutti e tre sono vestiti in abito da sere e pronti per la passerella. Propongono una retrolfattiva armoniosa e duratura, la 2012 forse è la meno franca delle 3 ma è anche la più giovane. I colori rimangano tendenzialmente di un rosso rubino molto scuro. Ad oggi si distinguono nell’analisi olfattiva. La 2010 risulta avere un equilibrio più marcato rispetto alle precedenti, soprattutto nei confronti della 2012 dove le sensazioni olfattivi hanno ancora note predominanti. Sembra che la forza alcolica si percepisca di più nelle annate 2011 e 2012 ma inganna in quanto le gradazioni sono simili se non uguali. In complesso ci rimane il ricordo di un amarone che ha trovato tre annate positive, regalando un prodotto che potrà solo che migliorare se si ha la pazienza di aspettarlo.

Tenute Silvio Nardi

Chiudiamo il nostro Life of wine con un salto a Montalcino per degustare le annate  1988, 2004 e 2013. Una verticale di Brunello di Montalcino è d’obbligo quando si ha l’occasione. Partendo sempre dalla più giovane, possiamo dire che l’utilità di questa bevute è quella di prendere le misure a questo Sangiovese. Diventa immediatamente anello di paragone con le altre due annate per capire la capacità di migliorarsi con il tempo. Inevitabilmente la 2013 è giovane, scalpitante, a tratti dirompente. Questo vino diventa invece già più disponibile e affabile con l’annata 2004. Ebbene 9 anni di invecchiamento in più hanno donato grazie e sensualità a questo Brunello di Montalcino. Le componenti dure hanno raggiunto un bel compromesso senza peccare in morbidezza.  La complessità di aromi emerge al primo respiro e la sua persistenza è degna di un Brunello di Montalcino con 15 anni sulle spalle. Scendiamo di altri 16 anni ed arriviamo al 1988. Un invecchiamento di 31 anni che viene retto senza battere ciglio. Chiaramente il colore inizia a virare sul granato, l’acidità ha perso irruenza ma è ancora presente. Il tannino strizza l’occhio e la morbidezza inizia a fare la vanitosa. Ma il Sangiovese è inconfondibile, e la complessità in questo vino si abbina all’eleganza  in un gioco di luci e ombre che nasconde al degustatore la sua carta d’identità.

Conclusione

Altre verticali interessanti ci hanno atteso a Life of wine 2019, ma non abbiamo potuto riportarle tutte. Vi assicuriamo, però, che nei prossimi articoli pubblicheremo delle visite in cantina presso alcune di queste aziende e torneremo su questa esperienza.

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