Come cambierà il vino. Niente sarà più come prima?

Come cambierà il vino. Niente sarà più come prima? Dall’inizio della pandemia due slogan sono stati propagandati su ogni canale comunicativo e non solo. “Andrà tutto bene” e “Niente sarà più come prima”. Due gridi di speranza oppure due sussurri di ottimismo per tutti coloro che non vedevano la luce in fondo al tunnel. E per chi la vedeva questa luce, ma troppo lontana.

Quel “niente sarà più come prima ” mi ha sempre incuriosito. Mi sono sempre chiesto come una pandemia e una crisi globale potesse cambiare non solo il mondo ma i popoli che lo abitano. Accettando il fatto di non poter prevedere il futuro su cose di cui non ho conoscenza e competenza ho provato a restringere l’osservazione su un campo di cui forse non ho competenza ma che sicuramente conosco molto bene: il vino.

CAMBIERA’ IL VINO?

Cambierà o tornerà tutto come prima? Per settimane ho cercato di farmi un’idea, parlare con le persone, leggere storie ed esperienze degli addetti al settore, ma soprattutto guardare. Guardare cosa stava accadendo e solo dopo 3 mesi dall’esplosione del covid 19 sono riuscito a chiarirmi il quadro complessivo ribaltando il punto di vista iniziale. Non dovevo chiedermi come cambierà il mondo del vino ma come sta cambiando. Si, perché se non ve ne siete accorti il cambiamento è gia iniziato, peccato che finora gli aspetti negativi di questo cambiamento superano quelli positivi.

I RIFLESSI DEL VINO

Partiamo da tutti coloro che non ce l’hanno fatta. Hanno chiuso ristoranti, enoteche, bar, pub. E non riapriranno. Ho scoperto che uno di questi negozi cui compravo un’etichetta ha chiuso i battenti. Quell’etichetta adesso non posso acquistarla se non online.
La deduzione più semplice è che di riflesso, se non aprono nuovi locali, gli spazi di vendita per agenti e cantine diminuiscono. Mi chiedo se aumenterà la concorrenza tra gli stessi per garantirsi il cliente. Questo macabro gioco porterà come conseguenza la crisi di agenzie e cantine. Il numero di acquirenti finali sarà lo stesso ma diminuendo i canali di distribuzione si restringe anche l’offerta. E’ mia preoccupazione a meno che non nascano nuovi locali che permettano l’ampliamento dei canali di distribuzione sostituendo chi non ce l’ha fatta.
Poi penso alle tante famiglie in crisi. Insomma i problemi economici causati dal covid 19 non hanno attaccato solo imprenditori ma anche i lavoratori. Gli stessi potrebbero non avere più la forza economica di permettersi nel breve di spendere le stesse cifre pre covid.

COME CAMBIERA’ IL VINO E LE CANTINE?

Evito di deprimermi continuando a sviluppare retroscena e previsioni in quest’ambito e cambio punto di vista. Mi sono chiesto come le cantine hanno affrontato questa situazione e vedo che in tempo di crisi molti produttori hanno trovato delle alternative. E così durante gli ultimi tre mesi si vedono promozioni che invitano a restare a casa e farsi spedire i vini facendo comodamente un ordine online. Le prime cantine ad utilizzare la strategia sono state quelle che, ovviamente, avevano un ecommerce, sapevano utilizzarlo ed erano organizzate per sfruttare questo canale di vendita. A ruota altri hanno seguito l’esempio, magari senza sapere che per aprire un ecommerce serve strategia, soldi e tempo. Non si può pensare di sviluppare questo mercato in 24 ore. La conseguenza è che hanno lasciato questo porzione di mercato a chi ha pensato da tempo che internet sia una potenza che se utilizzata bene porta ad una crescita ed indipendenza certa e solida.

Il mio pensiero è andato a quei produttori che purtroppo sono stati tagliati fuori dal commercio online e non hanno potuto aggrapparsi ad esso in questo periodo di difficoltà. D’altra parte , guardando l’altra faccia della medaglia, tutto ciò è stato un monito per indirizzare molte cantine su questo tipo di vendita che da 10 anni sta dando grandissimi frutti. Il mercato è stato rivoluzionato, molti acquisti si fanno su piattaforme online con consegna a casa. I motivi sono semplici. Spesso si risparmia, non si deve uscire di casa e si può trovare qualsiasi tipologia di vino ed etichetta. Beh non proprio tutte, solo quelle che sfruttano questi canali.
Come per magia ecco che la vendita online inizia ad ampliare gli adepti. Alcuni aprono ecommerce, altri promuovono le proprie vendite su facebook. Alcuni sfruttano le newsletter.

UN TASTO DOLENTE

E qui tocchiamo un altro tasto dolente. Quanti produttori hanno veramente puntato sui social? Ma soprattutto quanti produttori non hanno pagine social e se le hanno le stesse sono alimentate? Si parte quindi dalla strategia di pubblicizzare i propri prodotti su facebook ed instagram e si scopre che senza amici e seguaci i propri post rimangono invisibili. E mi accorgo che il problema di fondo è che molte aziende non hanno avuto tempo per ampliare il proprio pubblico di appassionati, oppure non sanno come farlo o semplicemente non c’erano fondi per farlo. Chiaramente chi ha investito in questo si è trovato un portafogli clienti sociali pronto ad ascoltare offerte e acquistare prodotti. Il covid ha quindi evidenziato una frattura web nel mondo del vino e spinto molte aziende a compiere il passo internauta che posticipavano da tempo.

Ho potuto constatare la solitudine di produttori e vignaioli. Persone che erano abituati ad agire e interagire con un’infinità di attori nel settore vitivinicolo si sono trovate il cellulare privo di chiamate, l’agenda vuota di impegni e l’assenza di un confronto diretto con il consumatore avendo le porte della cantina chiuse. Coloro che avevano strutturato una catena social funzionale sono riusciti ad avere una pacca sulla spalla virtuale. Hanno inventato degustazioni online. Hanno pubblicato foto e storie che gli permettevano di restare nella memoria e nella quotidianità dei loro acquirenti. Stessa sorta non è capita a coloro che non hanno avuto modo di ampliare la propria comunità virtuale. E il dietro le quinte riporta la solitudine di uomini che non solo si sentono abbandonati dal mercato ma anche dai loro fans.

CAMBIERA’ IL VINO E L’ENOTURISMO?

Non poteva mancare una riflessione sull’enoturismo. Chiudere le cantine tra marzo e giugno è stata una disdetta per chi utilizzava questo canale per farsi conoscere. Allo stesso tempo una disgrazia anche per chi programmava in primavera le visite in cantina per scoprire nuove realtà. Anche qui c’è stato un rovescio della medaglia che ha solcato un cambiamento.

I degustatori hanno iniziato a scoprire cosa c’è nella strada vicinale. Non più viaggi estenuanti per andare a visitare l’over the top ma viaggi brevi per riscoprire quelle realtà che si dava per scontate. Un ritorno alle proprie origini. E mi è capitato in questi giorni di parlare con appassionati che dichiaravano di spostarsi periodicamente in altre regioni alla scoperta delle cantine e non avere mai visitato quelle che avevano nel raggio di pochi chilometri. Ma poi penso ad amici e colleghi che hanno visitato l’area dello champagne ma non hanno mai visto la franciacorta. Hanno fatto più viaggi a Bordeaux ma non sono mai stati a Bolgheri o Montalcino. Hanno attraversato tutto il Reno ma non hanno mai perlustrato l’Alto Adige o il collio. L’erba del vicino è sempre più verde.

Ma questa esperienza può servire da lezione e per quanto possa essere bella la torre Effeil trovo inaccettabile andare prima a Parigi senza aver visto il colosso, la torre di pisa, il David e l’arena di Verona. Che questa disgrazia possa riportare a rivalutare il nostro enoturismo. Viaggiate. Scoprite tutte le cantine del mondo, ma non dimenticate le nostre.

IL VINO CAMBIERA’ CON GLI EVENTI?

Non poteva mancare una riflessione sugli eventi del vino. Lungo la nostra penisola si sviluppano infinità di appuntamenti in questo settore. Dal grande evento Vinitaly che coinvolge l’italia e l’estero passando a manifestazioni come Only wine festival , Wine show, Vinoforum, Viniveri e tanti altri. Ma non dimentichiamo tutti gli eventi più piccoli organizzati da cantine , agenzie ed enoteche. Molti erano diventati appuntamenti fissi immancabili. Per mesi si è creato un vuoto promozionale. E’ stato assente un canale in cui appassionati, degustatori, sommelier, agenti e cantine si incontravano e si confrontavano. Un danno irreparabile per gli organizzatori che nel frattempo avevano speso energia e tempo per preparare le date. Parallelamente qualcuno ha pensato che se l’appassionato non poteva raggiungere l’evento allora l’evento raggiunge l’appassionato. E sono nate le degustazioni online. Enoteche e cantine hanno avviato eventi inviando a casa dei partecipanti i vini in degustazione. Sono partiti molti corsi di formazione del settore con video lezioni a distanza. Si è accesa la lampadina. Raggiungere il pubblico bussando alla porta dello stesso. L’auspicio è che questa formula non venga abbandonata, perché molti vorrebbero partecipare agli eventi ma non possono. Offrire questo possibilità è un’opportunità di crescita indiscutibile.

 

CAMBIERA’ IL VINO O RESTERA’ UNO SLOGAN FALLIMENTARE?

Di fronte ai due slogan più reclamati degli ultime 3 mesi ci sono state due evoluzione diverse. “Andrà tutto bene” possiamo dichiararlo completamente fallimentare. Ad oggi, momento in cui stiamo scrivendo questo articolo, in Italia abbiamo 33.601 decessi, 234.000 contagiati, 161.000 guariti. Per non parlare delle difficoltà e sforzi affrontati dal nostro sistema sanitario. Aziende e locali che sono chiusi. Persone che hanno perso il lavoro. Non è andato tutto bene. Non va bene e non andrà bene. Possiamo solo sperare che non vada peggio.

Per quanto riguarda “Niente sarà più come prima” fortunatamente dipende da noi. Se saremo in grado di mantenere questi nuovi strumenti, queste nuove strade e questa intraprendenza allora, una volta che il sistemerà ripartirà, avremo una marcia in più. Aziende, distributori, ristoranti ed enoteche potranno contare su kit di alternative che potranno ampliare i loro canali. Se invece si penserà di abbandonare tutti gli investimenti fatti in questo periodo per tornare alla routine allora tutto sarà come prima.
Il più grande insegnamento di questo periodo è che le cose non cambiano da sole, ma che quando ciò succede è perché queste peggiorano. Le cose cambiano in meglio quando desideriamo migliorarle e quando ci impegniamo per farlo. Quindi se non si vuole rendere fallimentare anche il secondo slogan dobbiamo perseverare su questa strada e fare tesoro di quanto fatto.

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