Castel Mimi. Il regno del vino moldavo.

Castel Mimi non è solo una cantina. E’ una leggenda moldava del vino. Un luogo ricco di storia e intriso di aneddoti. Un’azienda che ha visto passare davanti a se 120 anni di storia, costruendosi nel periodo dei primi pionieri occidentali del vino, per poi passare al riconoscimento dei venti dell’est invadendo mercati a nord e ad occidente. Per poi reinventarsi nel periodo comunista e rilanciarsi in grande stile con l’arrivo del nuovo millennio. Una cantina mitologica che dista 40 chilometri a sud est di Chisinau nel piccolo paese di Bulboaca, in quella preziosa area vitivinicola del paese conosciuta con il nome di Codru , pari per importanza all’area di Purcari.

Castel Mimi a Codru

La zona è prevalentemente costituita da piccole colline e grandi spazi. Tra la Speia e il fiume Nistru. Una luogo un cui è possibile sfruttare la struttura del suolo ricca di cernozem e podsol. Vigneti ad una altezza media di 150 metri sul livello del mare. La parte boscosa ricopre il 25% del suolo e questo, oltre a conferire tipicità al terreno, funge da filtro per i freddi invernali e il caldo estivo. Se volete sapere di più di questa area leggete il nostro articolo sulla viticoltura moldava.

Il modus operandi

Qui vigneti giovani, di 5 anni, si alternano a vigneti più datati, circa 25 anni estendendosi per 170 ettari anche se l’azienda si rifornisce da diversi conferitori tanto da sfruttare una viticoltura produttiva di 400 ettari globali.
Nonostante questa grande mole di lavoro, Castel Mimi riesce a tenere sotto controllo anche l’impatto ambientale prediligendo il lavoro manuale in tutte la fasi per evitare l’utilizzo della tecnologia dove non serve.

Il concetto di vino di qualità poggia su due pilastri principali. Taglio del 30% dell’uva e raccolta a mano in cassette per garantire la preservazione del grappolo. A questo si aggiunge un adeguato processo di vinificazione che viene seguito attentamente da tecnici qualificati che coniugano la tradizione moldava con idee e soluzioni moderne.
I vini di Castel Mimi si contraddistinguono, ad esempio, da sentori terziari dovuti all’utilizzo di botti di rovere francese con alta densità di legno. Nelle loro cantine si trova il più grande parco di botti francesi in tutta la Moldavia.

Il padre fondatore Constantine Mimi

Per scoprire come Castel Mimi ha raggiunto questo successo è necessario tornare agli albori. Quando il fondatore Constantine Mimi , nel 1897, si diploma in agronomia a Montpellier e torna in patria con un bagaglio ricco di nozioni ed esperienze maturate nella viticoltura europea. Torna con un progetto ambizioso, trasformare i terreni di famiglia in una grande cantina. L’opera si compie nel 1901, quando la struttura viene ultimata e pronta per la nuova avventura.
Altre due date sono particolarmente importanti per Castel Mimi.

La sua storia nella storia

Nel 1914 lo zar Nicholas II visita la struttura, si innamora dei suoi vini e da lì a poco tempo la cantina diventa uno dei maggiori fornitori di vini di tutta la Russia. Si aprono confini di espansione enormi.
La seconda data è il 1925, quando Carlo II, re di Romania, visita la cantina aprendo alla stessa le porte del mercato nazionale. A seguito di questa collaborazione Constantine Mimi diventa direttore della banca Romena.

A questo punto la storia dell’azienda inizia a viaggiare in parallelo con la storia dell’intero est europeo, ed in particolare l’Urss. Nel 1940 diventa proprietà dello stato trasformandosi in una delle più grandi industrie vinicole dell’ Unione Sovietica. Solo nel finire del 1900 l’azienda torna ad una gestione indipendente da Mosca.  Si dovrà attendere però l’inizio del nuovo millennio per vedere Castel Mimi subire un nuovo restyling portato avanti dagli eredi di Constantin. Da una parte la nuova generazione ha puntato fortemente ad innalzare la qualità dei vini aprendosi ai mercati occidentali. Dall’altro hanno investito enormemente per rivalutare l’intera struttura.

Il restyling aziendale

E’ stato dato risalto ai suoi giardini ospitando il primo labirinto sempreverde della Moldavia, dove ci si può perdere degustando un calice di vino. E’ stato creato un orto con al centro una stufa a legna, tipica delle cucina moldava. Gli ospiti possono partecipare a show coocking, degustazioni culinarie e partecipare a corsi di di cucina. Qui è possibile trovare un’opera unica, la fontana musicale colorata allieta i visitatori i quali possono ballare anche nelle ore serali.

Il restyling viene completato nel 2010 . La nuova generazione fa di Castel Mimi un meta turistica di charme per appassionati del vino e amanti del fascino storico.

Oggi è tra le cantine più belle del mondo tanto da contare 30.000 visitatori l’anno provenienti da 80 paesi diversi a dimostrazione dell’attrazione che suscita Castel Mimi.
Grazie anche al contributo dei design italiani l’azienda è diventata un esempio di rara bellezza architettonica, in cui la tradizione di Constatint Mimi viene salvaguardata in funzione di uno style moderno e accattivante. Un luogo intriso di storia, fascino, benessere, relax e buon vino. In grado di accontentare tutti i gusti e le esigenze.

La Degustazione

Cast

Feteasca Alba 2019. Forse il vino bianco più rappresentativo del territorio romeno e moldavo. In Moldavia acquista caratteristiche ben delineate che lo rendono un prodotto apprezzato nel resto del mondo. Questa etichetta propone un vino particolarmente vivace. Bevuto giovane regala una sterzata di allegria e dirompente animosità. Giallo chiaro alla vista. Molto trasparente. Al naso risalta  per i suoi sentori vegetali ed erbacei. La frutta si attesta intorno a note agrumate.

In bocca l’acidità è arbitro indiscusso. Molto netta anche la sapidità. La retrolfattiva è franca. Ripercorriamo ogni singolo elemento che il nostro naso aveva catturato. Per diversi secondi di adagia lungo palato e gola. Per poi velocemente congedarsi, lasciando un sentore nuovo. Un pò di frutta secca. A nostro avviso ottimo per gli antipasti. E per primi piatti non particolarmente strutturati.

Chardonnay 2016. Siamo riusciti ad ottenere una bottiglia “only export”, ovvero prodotta solo per l’esportazione. La scelta era tra questa e la versione Classic per il mercato interno. Eravamo curiosi di sapere come questa azienda lavorasse il prodotto in funzione delle conquista del mercato estero. Possiamo dire che questo chardonnay è sicuramente vicino al gusto internazionale. Un vino che segue la linea dei competitors francesi ed italiani.

Colore giallo paglierino tenue. Al naso è gradevole. Una delicata nota burrata fa da sottofondo ad una sinfonia di mela, agrumi e pesca. Ai fiati un po’ di fiori di campo. Sulle lunghe i sentori vanigliati e di boise hanno il sopravvento. Forse in modo anche eccessivo. Mentre l’erba secca si intromette con il suo ritmo costante e quadrato. In bocca è molto pulito, sfiora il palato e la lingua bilanciando bene sapidità e acidità. Il primo sorso lascia in modo nitido il sapore legnoso e mandorlato. I sorsi successivi regalano invece una sensazione più burrata. Il palato resta morbido ma il fin di bocca rimane comunque fortemente spostato forse le sensazioni terziarie.

Merlot 2013. Anche qui abbiamo optato per la versione da esportazione. La bottiglia, come per lo Chardonnay, ha una fisionomia nuova ed originale. La sua forma esula dal classico design cui siamo abituati lasciando spazio ad un profilo più quadrato. Più simile forse ai superalcolici. In evidenza il marchio aziendale stampato sul vetro che occupa gran parte della bottiglia. Passando al vino, come per lo Chardonnay, incontriamo molto il gusto internazionale. Ha 8 anni sulle spalle, ci aspettavamo un vino maturo e non siamo stati delusi.

Il colore rosso è rubino scarico, l’unghia inizia a farsi leggermente granata. Al naso esprime tutte le più belle sensazioni che il vitigno possa regalare. Molta marasca e tanta mora. I frutti di boschi sono nitidi. Anche leggeri soffi di lampone. Molto forte la speziatura che si tinge di chiodi di garofano e pepe. Infine immancabili note di caffe e cacao con una spruzzata di radice di liquirizia. Ruotando bene il calice emerge anche un leggero sentore balsamico che torna subito a nascondersi. In bocca emerge la sua struttura e l’eleganza. Ha sicuramente un bell’equilibrio delle componenti. Nella post gustative le note terziarie hanno sicuramente la meglio e a fatica abbandonano il palato.

Cabernet Sauvingon 2015 Barrique. Abbiamo assaggiato diverse etichette di cabernet Sauvignon made in Moldavia. Questo vitigno è popolarissimo e spesso utilizzato per blend importati, come ad esempio il Negru de Purcari. Questo di Castel Mimi ha il pregio di essere accattivante fin dal primo sorso. Il lavoro fatto in barrique rispecchia sicuramente una tradizione moldava che si allinea ad una idea squisitamente francese del vino affinato in legno. Il risultato è un rosso rubino che tende verso riflessi più scarichi.

I profumi bilanciano frutta rossa, rosa e terziarizzazione. Soffice e delicata mora viene leggermente oscurata dal ribes e dalla rosa. In compenso si adeguano alla tostatura di caffe e al cacao. Immancabile la presenza di un peperone cotto. In bocca comincia ad equilibrarsi. Vista la gioventù avrà ancora bisogno di alcuni anni per bilanciarsi adeguatamente. Ma il tannino non dispiace, non è poi così irruento. L’acidità rimane ben presente oscurando un po la sapidità. Non è un vino che richiede una bevuta eccessiva. I primi due sorsi, moderati , sono sufficienti per goderlo appieno. In bocca emerge sicuramente il lavoro della barrique che predomina sul resto. Sentori che non lasciano il palco prima del “chiudete le tende”.

Rosu de Bulboaca. 2016. Come riportato nella foto in etichetta abbiamo l’onore di assaggiare la numero 09011 di un produzione che conta 19870 pezzi. E’ chiaramente uno dei diamanti aziendali. Sia per l’importanza produttiva che enologica. Un vino che viene prodotto con le migliore uve della cantina e che rappresenta pienamente il territorio. Solo qui è possibile ottenere questa unicità. Il classico blend Bordolese made in Moldavia. Cabernet Sauvignon e Merlot per gli amanti di questa accoppiata.

A calice fermo mostra in bella vista un rosso rubino compatto. Un piccola inclinazione porta allo scoperto riflessi color porpora. L’intensità degli aromi è forte. Anticipa di molto il bicchiere al naso. Mirtillo, mora, lampone e un pò di amarena. Tra i sentori floreali c’è una simpatica violetta. Ben riconoscibile. Maliziosa. A seguire una rassegna invidiabile di terziari. Si parte dal pepe fino ad arrivare alla cannella, passando per il cioccolato e caffè. La partecipazione del cabernet Sauvignon porta un accenno, ma veramente piccolo, di peperone. Ottimo il lavoro fatto in botte. Nè poca, né troppa. Il giusto compromesso. Tanto da presentare un vino quasi equilibrato. Acidità e tannino sono ancora i governatori indiscussi a fronte di un prodotto che ha solo 5 anni di vita e che può sicuramente arrotondarsi molto.

Retrolfattiva mediamente lunga. Sincera, franca, senza fronzoli. Piace il suo essere costante al palato e alla gola. Forse ancora troppo accennata la sensazione alcolica che rischia di rendere la bevuta poco agevole. Ma, come detto, il tempo migliorerà anche questo aspetto.

Conclusione

Castel Mimi è stata una bella scoperta sotto l’aspetto storico, culturale, artistico ed enologico. I suoi vini tendono ad avere uno stile ben riconoscibile con un gusto che può attrarre sia i degustatori internazionali che coloro che ricercano un profilo più identitario.

E con questa recensione abbiamo portato al pubblico la quarta cantina Moldava, dopo Purcari, Cricova e Chateau Cojusna. Senza dimenticare il nostro articolo pilota per scoprire la viticoltura moldava. Ormai possiamo dire di avere appreso una bella esperienza. Ci auguriamo di essere diventati per voi punto di riferimento per avvicinarvi a questa realtà.Cercheremo di fornirvi ulteriori spunti. E già stiamo programmando la prossima degustazione di una cantina di questo paese. Nel frattempo se avete suggerimenti e consigli potete contattarci.

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